FUORI NON E’ COSI’

Forse è questo insegnare: fare in modo che a ogni lezione scocchi l’ora del risveglio.
Daniel Pennac

INVITO ALLA LETTURA

I migliori tornitori leggono Shakespeare. Questi ragazzi vengono da Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Marocco, Egitto, Algeria, India, Pakistan, Filippine, Ecuador, Albania, Romania, Italia. Sono qui, in una scuola professionale, per imparare un mestiere, quello di metalmeccanico. Sono pieni di sogni e di paure e li raccontano nella “pausa romanzo”. La generazione Balotelli si rivela confrontandosi con una professoressa precaria, che li fa incontrare con alcuni personaggi straordinari: Otello, Mercuzio, Achille, Enaiath, Buck. E a loro scrivono lettere e parlano d’amicizia, d’amore, di tradimenti, di padri, di viaggi, di sconfitte, di lutti e di futuro, di cosa significa sentirsi stranieri in terra straniera. Sono scene da una classe, un anno di scuola dall’autunno all’estate, fino alla linea d’ombra, da cui comincia un altro viaggio, ricordando che “fuori non è così”, il tempo della scuola e della giustifica finisce ed è il momento di lasciarsi. Non è un addio. Ai ragazzi si dice “arrivederci e… in bocca alla lupa che non sbrana, non divora, che protegge i suoi cuccioli, li prende, li sposta, cambia tana, li salva quando sente il pericolo. Di solito è di notte, perché la notte è più sicura, silenziosa, oscura e passerà, per lasciare spazio, finalmente, al vostro giorno”

MIRIAM D’AMBROSIO classe 1969 è abruzzese d’origine, ma da oltre vent’anni insegna italiano in una scuola professionale a Treviglio, nella bassa provincia bergamasca. In passato ha collaborato con alcune riviste come critica teatrale e questo è il suo primo libro.

fuori non è così, miriam d'ambrosio

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