SONGAVAZZO

Songavazzo [soŋɡaˈvaʦːo] Songaàss [soŋɡaˈas] in dialetto bergamasco è un comune italiano di 710 abitanti. Situato tra l’altopiano di Clusone e la val Borlezza, dista circa 40 chilometri da Bergamo
A sinistra del torrente Valleggia ed alla base del monte Falecchio, Songavazzo appare come un disteso terrazzo sull’Agro sottostante ed è oggi meta di villeggiatura da parte di un numero sempre crescente di villeggianti. Anche grazie alla sua estensione, il territorio è ricco di prati e boschi e meta di trekking, escursioni o semplici passeggiate. Fra le aree naturali più caratteristiche spiccano quella di Falecchio, parte integrante del Parco del Monte Varro, caratterizzato da verdi pianori e abetaie, la zona di Camasone, le piacevoli vallette di Frucc e di Trebes, o quella delle Malghe Ramello e Valmezzana, ormai prossime alle alture del Monte Pora. Da percorrere anche la zona dell’agro songavazzese, adatto al turista che desideri praticare la mountain bike, e solcato da bei percorsi di collegamento alla Val Borlezza
L’origine del borgo risale al periodo medievale, come si evince dall’impianto urbanistico che il paese ha conservato.
È infatti di quel periodo, e precisamente del 1294, il primo documento che attesta l’esistenza di Summus Gavatio, così denominato in quanto situato poco più in alto (summus) rispetto al più antico e importante borgo di Gavazzo, ora ridotto a poche cascine, che si trovava un tempo nei campi al di sotto del paese attuale.
Songavazzo ha sul proprio territorio i seguenti luoghi d’interesse:
La chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo: risalente al XVIII secolo custodisce opere scultoree di Andrea Fantoni, originario della vicina Rovetta, ed è dotata di un loggiato esterno con numerosi archi;
La chiesa era inclusa nella pieve di Clusone, e sussidiaria di quella di Onore.
Gli atti della visita pastorale del 24 settembre del 1575 di san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, documentano che vi erano le scuole del Santissimo Sacramento che gestivano l’altare maggiore, quella dei disciplini della chiesa di Santa Maria Maddalena di Bergamo e della Beata Vergine
È caratterizzata dalla presenza di un ambulacro sul lato a sud completo di colonne rastremate in pietra arenaria. La chiesa non presenta un vera facciata essendo stata edificata come sviluppo dell’antica chiesa. Il portico è collocato al centro del porticato e ha paraste e architrave con fregi in pietra che regge il timpano spezzato.
Internamente la chiesa, a navata unica con volta a botte, si sviluppa su sette campate di misure differenti divise da lesene in stucco lucido complete di zoccolatura e capitelli che reggono la trabeazione e il cornicione che corre su tutta l’aula e il presbiterio praticabile. Nella prima campata a sinistra è posta la fonte battesimale, vi sono inoltre gli altari completi di arredi in marmo, pale d’altare e statue. Vi sono inoltre il pulpito in legno e la corrispondente cattedra oratoria.
La chiesa conserva opere d’arte tra cui molte opere della famiglia Fantoni di Rovetta. L’altare maggiore adornato dagli angeli e gli altorilievi dei medaglioni, nonché la statua della Madonna del Rosario, di san Domenico e santa Caterina d’Alessandria, e l’opera lignea raffigurante la Madonna del Carmine. La statua ottocentesca di san Giuseppe è opera di Giovanni Maria Benzoni.
La zona presbiteriale a pianta rettangolare è preceduta da tre gradini e presenta la copertura da tazza circolare. La parte absidale presenta copertura da catino e il coro ligneo in noce completo di tredici stalli con inginocchiatoio
Molto bella anche la cappella dell’Addolorata, opera scultorea eseguita da Giovanni Maria Benzoni, nativo del paese;
Altro punto importante è ponte in cemento armato sul torrente Valeggia che, costruito nel 1911, rappresenta il primo ponte in cemento armato a struttura leggera costruito in Europa;
Dall’esito d’anni di studi e ricerche sul ponte e la sua edificazione, nel 2004, a seguito dell’impegno dell’amministrazione comunale, è stato stampato il volume dal titolo “Qui si fa il ponte!”. Il libro, in particolare, è frutto della collaborazione tra il Comune di Songavazzo ed un gruppo di ricercatori e appassionati che, partendo da alcuni documenti rinvenuti presso l’archivio comunale, hanno dato vita ad un’opera di indubbio valore scientifico e storico.
Ispirata al bookcrossing
la Cà di Léber & la Panchina Gigante
La casetta è amica della natura circostante, non è riscaldata e non è dotata di elettricità. È stata realizzata con il legname del consorzio della Presolana su progetto di Davide S.Sapienza, scrittore che abita a Songavazzo, e dedicata a Renzo Scandella.
Per dedicarsi alla lettura dei libri che ospita, in loco, è stata attrezzata una sala di lettura (naturalmente a cielo aperto) La casa è sempre aperta, ricca di volumi da prendere a prestito gratuito e disponibile ad accogliere i vostri vecchi libri se li vorrete portare qui.
Pranzo al sacco, con sacchetto per la pattumiera da riportarsi a casa mi raccomando, qui potrete leggere con canto della natura come base musicale.

SONGAVAZZO

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