SEDRINA

Sedrina [seˈdriːna] (Sedrina [sɛˈdɾina] in dialetto bergamasco) è un comune di 2516 abitanti.
Gli insediamenti non si svilupparono mai in modo consistente, data la posizione molto isolata del borgo, tuttavia questo isolamento difese il borgo in occasione delle invasioni barbariche e delle lotte di fazione tra guelfi e ghibellini. In epoca medievale venne inserito nei territori gestiti dal Vescovo di Bergamo, ed unito amministrativamente ad Almè, da cui si separò nel corso del XIV secolo per formare il comune di Sedrina e Stabello con l’omonimo borgo posto più a nord (ora legato a Zogno).
L’arrivo della Repubblica di Venezia segnò una svolta nell’esistenza del paese: la Serenissima decise la costruzione di una strada, la via Priula, che collegava direttamente la città di Bergamo con la valle Brembana passando per Sedrina.
Terminata nel 1593, quest’opera assai ardita tolse dall’isolamento commerciale Sedrina ed i paesi limitrofi grazie ad un intervento, chiamato le chiavi della Botta, che permise di superare gli ostacoli naturali siti nella frazione Botta.
Secondo studiosi bergamaschi, tra cui Bortolo Belotti, le chiavi erano costituite da una serie di archi appoggiati alla parete di roccia e fissati ad essa tramite delle catene, su cui passava la strada.
Un tratto lungo soltanto 200 metri, tanto indispensabile quanto pericoloso, poiché soltanto un piccolissimo muretto, alto pochi centimetri, proteggeva commercianti, viandanti, animali e carichi al seguito, dal precipizio. La costruzione dell’opera comportò infatti ingenti perdite tra gli operai, a causa dei cedimenti di piccole parti di parete e fatali distrazioni che si trasformavano in tragedia.
«In un pezzo di strada sostenuta da archi appoggiati sopra macigni eminenti sul Brembo, che vi passa ad una spaventosa profondità» (Giovanni Maironi da Ponte, 1803).
Dal 1797 al 1815, il territorio passò sotto la dominazione austriaca e venne inserito nel Regno Lombardo-Veneto.
In questo periodo avvenne la costruzione di una serie di ponti sospesi sul fiume Brembo, passati alle cronache appunto come ponti di Sedrina. Questi, inseriti in un’opera complessa con numerose arcate che collegano i due lati della valle, contribuirono in modo decisivo al definitivo rilancio del paese che venne tolto dal suo isolamento, caratterizzando fortemente il paesaggio della zona. Questi inoltre furono al centro di storie e leggende, tra cui quella del bandito gentiluomo Pacì Paciana, Che per sfuggire ai gendarmi si era lanciato dal ponte in legno che precedeva l’attuale struttura in pietra.
All’inizio degli anni ’80 il problema si è risolto grazie alla costruzione di un imponente viadotto alto un centinaio di metri, che ha permesso di deviare il flusso di veicoli all’esterno del centro abitato. Questa soluzione urbanistica non ha abbattuto i manufatti della precedente viabilità e delle storiche architetture che documentano l’ingegno delle generazioni passate. Sono ancora presenti ed utilizzati, infatti, i caratteristici ponti che collegano Sedrina con i paesi limitrofi, Ubiale Clanezzo e Brembilla, oltre alla galleria che permette di arrivare a Zogno.
Realizzato completamente in pietra e risalente al 1400, il Ponte di Sedrina è sicuramente uno dei fiori all’occhiello della Valle Brembana, tanto da essere rappresentato nel logo della Comunità Montana. L’anno scorso, dopo essere chiuso dagli anni Trenta, il Comune di Sedrina ha deciso di recuperare questo pezzo di storia riportandolo al suo antico splendore:
La chiesa parrocchiale di San Giacomo, costruita nel XV secolo dall’architetto brembano Mauro Codussi. Questa presenta la facciata esterna in stile rinascimentale, ma ciò che la caratterizza fortemente è la presenza di una pala d’altare opera del pittore Lorenzo Lotto, raffigurante una Madonna con Santi, nonché un affresco opera seicentesca di Cristoforo Baschenis il Giovane raffigurante Madonna col Bambino e santi Giacomo Maggiore e Giovanni Battista.
La frazione Botta è situata a sud dell’abitato, presso la confluenza del Giongo nel Brembo, e vi è la chiesa parrocchiale di sant’Antonio abate del Quattrocento.
Felice Gimondi, bergamasco di Sedrina, dal 1965 al 1979 ha conquistato nelle sua lunga carriera ben 118 vittorie. È uno degli unici 7 corridori capaci finora di vincere i tre grandi Giri: Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta, oltre al campionato del mondo. Dopo il ritiro dalle corse è stato per molti anni dirigente sportivo e nel 2015 è stato Ambasciatore per lo Sport di Expo 2015. Il 13 maggio, al Belvedere di Palazzo Pirelli, il Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi consegnando il Premio Rosa Camuna alla memoria di Felice Gimondi nelle mani della figlia Norma, neo componente della nuova Giunta del Coni e Vice Presidente della Federciclismo.
Lo scorso giugno è stata intitolata allo stesso Gimondi LA CICLABILE SOMBRENO-SEDRINA.

SEDRINA

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