SANTA BRIGIDA

Santa Brigida [ˈsanta ˈbriːʤida] (Santa Brigida [ˈsanta ˈbriʤida] in dialetto bergamasco) è un comune sparso di 543 abitanti
Dall’epoca medievale il borgo, che prese il nome dalla monaca benedettina patrona d’Irlanda, acquisì una certa importanza nell’ambito della fabbricazione di chiodi, ricavati dal ferro estratto nelle vicine miniere, e nella produzione del carbone di legna. Le attività ebbero un fiorente periodo durante la dominazione veneta, e la società ne trasse benefici prosperando a lungo.
Questo almeno fino all’arrivo della Repubblica Cisalpina e, in seguito, la dominazione austriaca, che riassettarono il territorio, inglobando tutte le piccole realtà comunali in un’unica entità denominata Distretto delle sorgenti del Brembo con capoluogo a Piazza, e revocarono i privilegi e gli sgravi di cui il paese godeva.
A tutto questo si aggiunse la crisi della lavorazione del ferro, a causa di forti dazi imposti dal governo asburgico al fine di favorire la produzione interna ai confini austriaci. La crisi fu irreversibile, fino all’abbandono quasi totale del settore nell’intera zona.
Solo recentemente l’economia si è risollevata grazie all’industria del turismo, che non ha snaturato l’anima del borgo.
Santa Brigida è diviso in ben 12 frazioni: Caprile Alto, Caprile Basso, Taleggio, Bindo, Carale, Muggiasca, Colla, Foppa, Piazzo, Gerro, Pozzolo e Cugno. La presenza di così tante contrade, in passato è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo sociale della comunità.
La rete viaria ha sempre avuto una priorità notevole per il paese, già dai tempi dell’antica Valle Averara. Una delle più importanti è sicuramente la Via del Ferro, che aveva le dimensioni di una mulattiera.
Inoltre, la zona era attraversata anche dal segmento più estremo della Via Mercatorum che, dopo aver ricalcato il percorso della Via del Ferro, passava alle spalle di Averara e risaliva la Val Mora, fino a Valmoresca.
La contrada di Caprile inferiore (o Caprile basso) si presenta come un gruppo di case addossate l’una all’altra quasi a formare un nucleo fortificato. I documenti non attestano se questa località avesse in passato un ruolo di presidio militare, tuttavia la sua conformazione e la dislocazione all’imbocco della Val Mora lungo l’antica Via Mercatorum che collegava Bergamo con la Valtellina, lasciano supporre che tale ruolo, seppur non in modo ufficiale, fosse comunque esercitato. La struttura dell’antico e poderoso portale in pietra che ancora vi si conserva indica che un tempo il borgo poteva venire facilmente isolato dall’esterno, grazie anche alla probabile presenza di difese murarie.
La chiesa originaria di Santa Brigida, che e’ l’attuale Santuario dell’Addolorata, risale a prima del ‘200 ed era l’unica esistente in Valle Averara.
Nel’400 la chiesa subì un primo rifacimento delle strutture medioevali e fu consacrata da San Carlo nel 1566. Il presbiterio, la navata e il portico esterno sono tutti affrescati, con opere in parte anonime del ‘400- ‘500 e in parte riconducibili alla stirpe dei Baschenis, originari della frazione Colla. Sopra la cornice che riquadra S.Sigismondo affrescato su un pilastro del portico, compare la firma di Petrus De Asenelis e una data incompleta, comunque riconducibile alla prima meta’ del ‘400
Per oltre 200 anni, a partire dalla meta’ del Quattrocento, i Pittori BASCHENIS si sono succeduti di padre in figlio, abbellendo di affreschi decine di chiese in terra Bergamasca e portando il nome della loro patria fin nelle remote valli del Trentino . Diversi per ispirazione e capacita’ artistica, piuttosto restii ad accogliere le istanze rinascimentali, seppero tutti interpretare con gusto e originalita’ le tematiche proprie dell’arte sacra, non disdegnando a volte di spaziare nel profano, fino a dare alla grande pittura italiana, le opere prestigiose di EVARISTO ,autentici capolavori in assoluto . I ben 19 artisti che in qualche modo hanno lasciato traccia della loro produzione appartengono a due diverse dinastie: quella di LANFRANCO, che annoverava quattro esponenti, attivi tra la seconda meta’ del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento e quella di CRISTOFORO più numerosa, potrattasi fino alla seconda meta’ del seicento . Divisi tra la produzione nella terra d’origine e quella nelle vallate trentine ( dove e’ documentata la presenzadi almeno una decina di loro ) i BASCHENIS seppero affermarsi come i pittori delle fatiche e delle sofferenze del popolo contadino di montagna .
Il Drago di Santa Brigida
A pochi metri dalla cima dell’intricata distesa del Filone, sulla montagna dirimpetto a Santa Brigida, si apre ancora oggi un’ampia grotta che si inoltra per diversi metri nella roccia viva. Gli abitanti del paese la chiamano Büsa ed affermano che una volta era il rifugio di uno strano animale, una specie di mostro, vagamente somigliante a un coccodrillo, ma con l’aggiunta di altre caratteristiche proprie dei pipistrelli…..
Il Serpente della Corna Rossa
Una certa analogia con il drago di Santa Brigida presenta il serpente volante della Corna Rossa, per via della boccia d’oro che teneva in bocca e che emetteva una luce così vivida da essere confusa con una stella. Il serpente aveva eletto la Corna Rossa, l’altura che sorge alle spalle di Zogno, verso Carubbo, a propria dimora. Qui passava le giornate al riparo di una grotta, dalla quale usciva ogni tanto, al calar del sole, per compiere lunghe peregrinazioni notturne. Calato dalla montagna a velocità folle, scorrazzava su e giù per la piana di Zogno e sembrava divertirsi un mondo, specie quando si spingeva in acrobatiche evoluzioni attorno al campanile della parrocchia….
Racconti tratti dal Libro di
Tarcisio Bottani e Wanda Taufer :
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