PARRE

Parre [ˈparːe] (Par [ˈpaɾ] in dialetto bergamasco) è un comune di 2695 abitanti.
Il paese di Parre può vantare una storia tra le più datate dell’intera provincia bergamasca.
Tracce di frequentazioni preistoriche sono state rinvenute in grotte e cavità naturali (su tutte la “Buca di Lader”) poste lungo le pendici del monte Trevasco, che sovrasta l’attuale centro abitato. Quest’ultimo monte difatti, grazie alla sua esposizione soleggiata e, soprattutto, alla sua ricchezza di minerali, ha da sempre favorito insediamenti stabili volti allo sfruttamento delle materie prime. Tra queste si segnalano il bronzo, il piombo, il ferro e la cadmea, ma anche la limonite,la siderite, la galena argentifera, la blenda e la calcopirite.
I primi reperti, emersi nel 1883 durante una sessione di lavori agricoli, portarono alla luce un ripostiglio interrato, nel quale erano collocati numerosi manufatti. Nel 1983, in occasione del centenario dei suddetti ritrovamenti, vennero organizzati ulteriori scavi, in funzione preventiva ad un piano di lottizzazione dell’area. Già dagli strati superficiali emersero frammenti ceramici dell’età del ferro, i quali spinsero i ricercatori a più approfondite ricerche. I risultati furono strabilianti, dal momento che venne riportata alla luce una realtà storica rimasta celata per secoli: un grande insediamento abitativo a pianta ortogonale, avente un’estensione di circa 13.000 metri quadrati, fondato presumibilmente nella tarda età del bronzo. Gli scavi si protrassero fino al 1994 e permisero di scoprire una grande quantità di abitazioni, strutture murarie, pavimenti lastricati e inghiottitoi naturali, ma anche reperti in ceramica e suppellettili vari.
Nell’ambito dei suddetti scavi, nel biennio 1989-1990 in località Botti, poche decine di metri più a monte della località Castello, emersero due strutture produttive connesse ad un’attività metallurgica databili all’età bronzo recente (XIII secolo a.C.), infossate e con differenti piani di uso.
Lo sviluppo maggiore avvenne nel periodo compreso tra la prima e la seconda età del ferro e la definitiva conquista romana in età augustea: in quel tempo Parre era l’avamposto delle popolazioni alpine verso lo sbocco della valle, una sorta di luogo di incontro tra le due realtà, soggetto all’influenza tanto dei Galli Cenomani e Insubri (commercialmente in competizione tra loro, tanto che negli scavi furono ritrovate 58 monete differenti, tra cui alcune di entrambe le tribù celtiche) quanto dei Romani. Questi ultimi influenzarono in modo sempre crescente gli usi e i costumi degli Orobi, tanto che tra il II ed il I secolo a.C., questi producevano manufatti in ceramica e decorazioni sul genere di quelli romani, ed utilizzavano la monetazione dell’impero. Tuttavia, per motivi ancora oscuri, l’abitato fu abbandonato per un paio di secoli, venendo poi nuovamente frequentato a partire dal II secolo.
Contestualmente al termine dell’impero romano, avvenuto nella seconda parte del V secolo, il borgo venne nuovamente abbandonato. L’abitato si sviluppò in posizione più settentrionale, in una zona solo parzialmente utilizzata durante il periodo imperiale, lasciando la località Castello in uno stato di abbandono, relegandola ad un ambito agricolo fino ai giorni nostri. Seguì un periodo di decadenza e instabilità: la situazione ritornò a stabilizzarsi con l’arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491. Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo.
Anche il primo documento scritto in cui si attesta l’esistenza del borgo risale a quel periodo: era l’anno 928 quando viene citata la Villa de Parre. Il nome del paese compare inoltre nel 1156 in un diploma redatto dall’imperatore Federico Barbarossa (atto che regolava la lavorazione dei metalli utilizzati per il conio delle monete), nel 1176 in una deposizione giurata, dove tale D. Giovanni da Bolgare afferma di aver assistito alla fondazione della locale chiesa di san Pietro, e infine nel 1202 quando Nantellino, conte di Parre, cede alcuni suoi diritti feudali mediante un atto compilato nella pubblica piazza, sotto il porticato della chiesa.
Con il passare degli anni al potere vescovile si affiancò quello di alcune famiglie della zona, che riuscirono ad ottenere sempre più spazio, passando dal ruolo di grandi proprietari a quelli di feudatari de facto. È il caso dei Bellebonis, che in breve tempo poterono fregiarsi del titolo di baroni.
In seguito il paese si sviluppò in modo importante tanto che, sull’onda di quando andava accadendo nel vicino centri, nel corso del XIII secolo riuscì ad emanciparsi dal potere feudale, venendo citato come comune autonomo negli statuti della città di Bergamo e inserito nella circoscrizione denominata Facta di san Lorenzo: il libero comune di Parre, che aveva la facoltà di gestire le proprie attività, era retto da due consoli.
Qualche decennio più tardi, in ambito sociale, cominciarono invece a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Le cronache del tempo raccontano di numerosi episodi tragici in tutta la provincia di Bergamo, che venne dilaniata da questa sanguinosa faida. Ai margini dell’abitato, in posizione dominante sulla sottostante valle del Serio, venne costruita una fortezza, posta dove secoli addietro si era sviluppato il nucleo primitivo del borgo, località che da quel momento prese il nome di Castello. Le cronache tuttavia non raccontano di scontri o danneggiamenti di alcun tipo.
Alla definitiva pacificazione si arrivò nella prima metà del XV secolo, grazie al passaggio alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un’espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima garantì una diminuzione della pressione fiscale e offrì maggiore autonomia, dando inizio ad un periodo contrassegnato da tranquillità in cui l’intera zona riprese a prosperare.
Tra i decreti emanati dai veneti vi fu anche l’obbligo della demolizione di ogni fortezza risalente all’epoca medievale. Fu così che nel 1519 anche il castello di Parre venne raso al suolo, e con le sue pietre venne costruito il santuario della Madonna dell’Apparizione nella sottostante borgata di Campolungo, nel comune di Ponte Nossa. Anche le famiglie nobili persero i propri privilegi e la famiglia Bellebonis fu costretta ad emigrare, rifugiandosi presso la corte di Massimiliano I d’Asburgo. Il casato assunse quindi il nome di Von Paar (tradotto letteralmente “Da Parre”) e nel 1522 acquisì l’incarico della gestione del servizio postale nella parte meridionale dell’impero asburgico, mentre quella settentrionale era ad appannaggio della famiglia dei Tasso, anch’essa bergamasca. Nel 1596 si guadagnarono il titolo, trasmissibile ereditariamente, di maestri di posta, e nel 1624 quello di capi generali delle poste di corte per le zone di Austria, Stiria, Ungheria, Boemia, Moravia e Slesia. Dopo aver creato un sistema composto da un importante apparato di stazioni, corrieri, messaggeri ed addetti alla sicurezza per la sorveglianza, nel 1769 vennero nominati principi. La loro parabola terminò alla fine del XIX secolo, quando persero i loro titoli ereditari, per via della statalizzazione del servizio postale.
Il potere della Repubblica di Venezia durò fino al 1797 quando, in seguito al trattato di Campoformio, venne sostituita dalla napoleonica Repubblica Cispadana. Il cambio di dominazione comportò nel 1809 una revisione dei confini mediante un’imponente opera di accorpamento dei piccoli centri ai più grandi: in questo frangente Parre inglobò a livello amministrativo i vicini centri di Ponte Nossa e Premolo.
L’unione tra i tre borghi durò poco, dal momento che nel 1816, in occasione del nuovo cambio di governo che vide subentrare l’austriaco Regno Lombardo-Veneto alle istituzioni francesi, questi vennero nuovamente scissi.
Nella seconda parte del XIX secolo, contestualmente all’Unità d’Italia, si verificò uno sviluppo dell’industria estrattiva, favorito dal commercio di materiale siderurgico. Il principale elemento estratto era la calamina, un miscuglio di minerali a base di zinco molto presente sulle pendici del monte Trevasco, per la cui estrazione Parre divenne fonte di manodopera generica e specializzata. A questa si affiancarono realtà operanti nell’ambito tessile che, insediatesi presso il fondovalle in località Ponte Selva, in breve si radicarono modificando gli usi e le abitudini dei parresi. Queste mutate condizioni economiche e sociali, fecero sì che il numero dei residenti, rimasto pressoché invariato per secoli (dai 725 abitanti del 1596 ai 917 del 1805, fino agli 834 del 1871), lievitò notevolmente nel volgere di un paio di decenni, raggiungendo la quota di 1811 nel 1911.
In ambito amministrativo il comune, dopo aver acquisito nel 1853 una piccola porzione di territorio ad Est della valle dei Frati, nel 1925 cedette la contrada di Nossa (parte posta sulle rive del Serio, ad est del torrente Nossana) al comune di Ponte Nossa, essendo ormai stata inglobata dall’espansione del suddetto comune.
Nella seconda parte del XX secolo le realtà legate all’industria tessile persero via via la loro predominanza, venendo prima affiancate e poi sostituite da attività operanti nei settori meccanico, meccano-tessile ed artigianale che si insediarono nelle zone di Sant’Alberto e di Campignano. Seguì un ulteriore sviluppo edilizio che, oltre a portare un notevole incremento demografico, snaturò parte del territorio, sottraendo molteplici spazi alle colture.
L’edificio più importante del paese dal punto di vista artistico e storico, è senza dubbio la chiesa parrocchiale che, dedicata a san Pietro, è collocata nella parte più a monte del paese, da cui sovrasta l’abitato. La struttura attuale risale al 1723: all’esterno si presenta con linee sobrie ma eleganti, con un portico che delimita tre lati, e con portali in arenaria recuperati dalla chiesa precedente.
Nella contrada di Parre inferiore si trova la chiesa di S. Rocco, ormai circondata dalla viabilità ordinaria. Dotata di linee semplici, si presenta con un sagrato sul lato occidentale ed un ingresso con portale in arenaria.
Rimanendo in ambito religioso, meritano menzione due chiese rustiche e agresti. di Sant’Antonio, risalente al XVII secolo e situata tra i prati del monte Alino, e della SS. Trinità. Quest’ultima, immersa nei boschi poco distante dalla località Campella, domina il paese e l’intero altopiano di Clusone, con un elegante ampio loggiato cinquecentesco, meta ideale di tranquille passeggiate; al suo interno i resti di pregevoli affreschi della metà del XVI secolo, epoca in cui la chiesa venne completamente rifatta.
Nella frazione di Ponte Selva è infine presente la chiesa parrocchiale dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Realizzata verso la fine del XIX secolo in luogo di una piccola edicola di proprietà della famiglia Pozzi, industriali della zona, che la donò alla comunità, si presenta con uno stile simil-gotico.
Di grande importanza storica è l’Antiquarium, museo inaugurato nel 2013 situato in località Castello, dove sono esposti alcuni dei ritrovamenti preistorici qui emersi. Nell’area, acquisita nel 2001, si trova anche il parco archeologico che, gestito in sinergia tra il comune e la soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia, illustra uno spaccato della vita e delle attività presenti nell’Oppidum. L’accesso è gratuito e permesso in tutti i fine settimana.
Il territorio comunale di Parre offre innumerevoli possibilità per chiunque volesse passare un po’ di tempo nella natura.
Il più abbordabile è il Sentiero dell’Alto Serio che, proveniente da Premolo, offre ottimi passaggi tra strade carrozzabili, mulattiere e sentieri tra boschi cedui e, proponendo un limitato dislivello altimetrico, tocca le località di Cossaglio, Parre di sopra, Campella, cascina Fastazzo, la chiesetta di sant’Antonio, le cascine Conti e Martorasco.
Più impegnativi sono invece i sentieri che, contrassegnati con i segnavia del C.A.I., si spingono più in alto, tra abetaie e pascoli, conducendo a cascinali sparsi, agli alti pascoli e poi alle cime dei monti Vaccaro, Secco, Fop e Leten.
Il paese è caratterizzato da un gran numero di tradizioni, tuttora tramandate, che hanno permesso agli abitanti di differenziarsi dai paesi limitrofi e dal resto della valle. Su tutte vi è il locale idioma che, detto gaì, presenta aspetti di elevata particolarità e che veniva utilizzato anche da pastori e mandriani dell’alta valle Seriana.
Tra gli abiti tradizionali, si segnala un particolare tipo di calzatura, utilizzata fin dai tempi antichi, detta Scarpinocc. Il nome di questo genere di calzare è stato in seguito traslato per indicare una pietanza che ha cominciato ad essere conosciuta anche al di fuori dei confini comunali e della valle, fino a diventare l’elemento caratterizzante del paese.
Altro piatto tradizionale sono i Capù, degli involtini di verza realizzati con un ripieno di carne macinata, pan grattato, cotechino e uova[18].
Gran parte delle tradizioni, cadute in disuso negli ultimi decenni del secondo millennio, sono riprese in numerose iniziative e feste locali, dove si riportano alla memoria collettiva le usanze, i canti popolari, le danze tipiche e le attività lavorative (su tutte la filatura della lana). In tale ambito agiscono il gruppo folkloristico Lampiusa e l’associazione culturale Costöm de Par che ogni anno organizzano sagre, incontri culturali e folkloristici utilizzando il tipico costume parrese.

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