ONETA

Oneta [oˈneːta] Onéda [oˈneda] in dialetto bergamasco è un comune sparso di 575 abitanti.
I primi insediamenti umani presenti sul territorio risalgono ad epoche molto lontane: i resti archeologici più antichi (del 2500-1200 a.C.) rinvenuti sul territorio circostante provano difatti lo stanziamento di popolazioni pre-celtiche in stretto contatto con la civiltà dei Camuni. Dopo il 1200 a.C. anche a Oneta si insediarono popolazioni provenienti dall’Europa centrale: i Celti. Solo dopo molti secoli le miniere della zona (zinco e piombo) conoscono lo sfruttamento intensivo da parte degli Etruschi, popolo di cui Oneta subisce la pesante espansione del 600 a.C. In tal senso sono riportate testimonianze degli storici romani Strabone e Plinio il Vecchio (nel “Naturalis Historia”), i quali attestano l’esistenza di attività estrattive nella zona.
Il territorio subisce le invasioni dapprima dei Goti di Alarico (401 d.C.) e successivamente degli Unni di Attila (450), ma saranno i Longobardi di Alboino ad insediarsi stabilmente e a costituire l’etnia e la cultura di Oneta (così come in tutta la Langobardia Maior) fin dal 569.
I primi documenti scritti che attestano l’esistenza del paese risalgono tuttavia all’anno 774, quando Carlo Magno in persona emanò un editto in cui si impegnava a cedere gran parte delle terre dell’alta valle Seriana, tra cui appunto Oneta, all’Abbazia dei monaci di Tours.
Nel 1026, questi monaci permutarono a loro volta queste terre con altri terreni, a favore del vescovo di Bergamo. La costituzione del comune autonomo di Oneta, avvenuta nel XII secolo, fece sì che lo stesso vescovo donasse gran parte dei suoi beni (edifici e terreni) alla neonata entità amministrativa.
In epoca medievale il paese, appartenente alla ‘’facta’’ di San Lorenzo, risentì delle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline, anche a causa della sua condizione strategica. Le lotte si protrassero fino al 1427 quando una delegazione di abitanti, unita ad esponenti di altri paesi limitrofi, si recò a Venezia, per porre fine alle vessazioni viscontee, affinché il paese passasse sotto la giurisdizione della Serenissima.
Insieme con tutte le popolazioni bresciane e bergamasche che nel 1427 (battaglia di Maclodio) entrarono a far parte della Serenissima, il comune di Oneta vive un periodo di fiorente prosperità economica e culturale.
Solo la sanguinosa discesa delle truppe napoleoniche, cui gli abitanti si opposero strenuamente, pose fine al lungo sodalizio con la Serenissima con il Trattato di Campoformio (1797). Napoleone infatti cedette i territori della Venetia occidentale (precipuamente Bergamo e Brescia) alla Francia, mentre il resto della Venetia passò sotto il dominio austriaco.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale a Oneta cessa definitivamente l’attività mineraria e le miniere vengono chiuse e il paese soffre per alcuni decenni di una grave crisi economica.
Di notevole importanza è il santuario della Madonna del Frassino, risalente al 1502. Posto sulle pendici del monte Alben, custodisce affreschi e sculture di buon pregio, ed è tuttora meta di pellegrinaggio da parte degli abitanti.
Importanti sono anche le chiese parrocchiali del capoluogo e delle frazioni Cantoni intitolata a sant’Antonio abate e Chignolo. La prima risale al XVI secolo e, dedicata all’Assunta, possiede importanti opere tra cui alcune di Andrea Fantoni ed un campanile che originariamente era utilizzato come torre in epoca medievale. La seconda chiesa parrocchiale è dedicata a Sant’Antonio abate e documentata dal 1575, mentre la terza è intitolata a San Bartolomeo e risale a un periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo.
Situato nella val del Riso, laterale della val Seriana, dista circa 32 chilometri a nord dal capoluogo orobico. Il territorio comunale presenta una grande quantità di itinerari naturalistici adatti ad ogni esigenza: si va dalla tranquilla scampagnata adatta a chiunque, all’escursione riservata ad utenti più esperti e allenati, ma anche a percorsi percorribili in mountain-bike. Durante il periodo invernale sono molti gli escursionisti che amano cimentarsi con lo sci alpinismo.
Un pugno di case antiche, alcune delle quali restaurate nel rispetto della struttura originaria, contribuiscono a dare alla contrada un’atmosfera d’altri tempi che si respira pienamente percorrendo le anguste vie porticate, sui cui si affacciano rustici portali in pietra, ballatoi in legno intagliato, strette finestre protette da inferriate.

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