PALADINA

Paladina [palaˈdiːna] (Paladina [palaˈdina] in dialetto bergamasco) è un comune di 3986 abitanti.
I primi segni della presenza umana sul territorio paiono risalire alla preistoria, quando si verificarono insediamenti palafitticoli sulle rive del fiume Brembo.
Il primo nucleo abitativo stabile risale invece all’epoca della dominazione romana quando si svilupparono piccoli insediamenti stabili favoriti dalla posizione territoriale, vicina al capoluogo e posta in quella che un tempo veniva chiamata Val Breno, compresa tra il fiume Brembo e i colli che scemano dalla parte alta della città di Bergamo.
Tuttavia per trovare il primo documento scritto che attesta l’esistenza del paese bisogna aspettare l’anno 856 quando si menziona la costruzione di una chiesa dedicata a Sant’Alessandro. In quel periodo il territorio era inserito nel Sacro Romano Impero, in cui si sviluppò il feudalesimo e venne dato in gestione ai monaci di Tours, i quali lo permutarono in favore delle proprietà ecclesiastiche della città di Bergamo.
Mosè del Brolo cita Sombreno, come Breno, in un poemetto del suo Liber Pergaminus, datato 1120.
Durante il periodo medievale Paladina ebbe un grande sviluppo, come ancora testimoniano le antiche costruzioni che compongono il centro storico, e risentì delle lotte tra guelfi e ghibellini. A tal riguardo sorsero numerosi edifici a scopo difensivo tra cui anche un castello con torri d’avvistamento, nonché una piccola rocca posta sul colle di Sombreno.
La situazione ritornò alla normalità a partire dal 1427 quando il territorio comunale entrò a far parte della Repubblica di Venezia che con una serie di decreti, riuscì a migliorare le condizioni sociali ed economiche della popolazione.
Da quel momento non si verificarono più episodi di rilievo a Paladina, che seguì le sorti politiche del capoluogo orobico, vivendo nella tranquillità della propria vita rurale fino al XX secolo quando visse un sempre maggiore incremento delle attività industriali, a scapito degli antichi mestieri.
Il colle di Sombreno si trova in una posizione dominante sulle zone circostanti. Tale posizione era utilizzata in epoca medievale a scopi difensivi mediante un castello, di cui è ancora presente una torre.Il suddetto castello, situato alla sommità del colle, venne sostituito dal Santuario di Sombreno.
Il santuario della Natività di Maria conosciuto come santuario di Sombreno o del Sombreno.
L’edificio è costituito da due blocchi attigui tra loro: uno dedicato alla Natività di Maria, l’altro alla Madonna Addolorata.
Di linee molto semplici, è tuttora oggetto di devozione popolare, e al proprio interno presenta l’altare in stucco di Giovanni Angelo Sala e discrete opere tra cui anche una reliquia molto particolare: un osso che si pensava appartenere ad una costola di elefante, probabilmente risalente a epoche remote. Da studi recenti invece, avvenuti in concomitanza del restauro della chiesa, è stato appurato, tramite la collaborazione del Museo Caffi di Bergamo e l’Università del Salento, mediante datazione al radiocarbonio, che si tratta di un cetaceo vissuto tra il 1432 e il 1591.
Il centro storico, costituito da piccole vie e costruzioni di origine medievale, tra cui la piazza San Rocco con l’omonima chiesetta del XVI secolo e la torre, facente parte di un bastione difensivo.
Infine meritano menzione Villa Moroni-Maccari, dotata di un bel giardino, e Villa Agliardi edificata al termine del XVIII secolo su progetto del Pollack, anch’essa con un grande parco.
Paladina era servita dall’omonima stazione, raccordata con lo zuccherificio G. Sibella e posta nel territorio comunale di Almè lungo la ferrovia della Valle Brembana, attiva fra il 1906 e il 1966
Questo paese è diventato noto per merito del ciclista Felice Gimondi, il famoso ex ciclista che risiedeva a Paladina, deceduto il 16 agosto 2019 a Giardini Naxos a causa di un malore.
Paladina sorge su un terrazzamento fra la sponda sinistra del Brembo e la dorsale collinare che da Sombreno sale verso Bergamo. Il Comune è composto da tre nuclei principali: Paladina, Sombreno e Ghiaie. Il nucleo storico si presenta compatto e attraversato da vie strette tipicamente medievali. A Sombreno si trovano interessanti complessi rustici e due dimore signorili (Villa Pesenti Agliardi e Villa Moroni Maccari), nonché la parrocchiale, ora santuario, eretta alla fine del ‘400. Ghiaie anticamente era la contrada dei mulini ad acqua i cui resti sono ancora presenti a testimonianza dell’iniziale impostazione agricola e contadina del paese.
VILLA PESENTI AGLIARDI a Sombreno di Paladina è la cornice ideale per eventi scenografici, con una posizione strategica, immersa nel verde del Parco dei Colli di Bergamo, la Villa è una location perfetta dove festeggiare il giorno più bello con un ricevimento di matrimonio da sogno, per eventi aziendali esclusivi, per shooting pubblicitari, per set fotografici e visite guidate. Le antiche sale ricche di storia ed il grande parco all’inglese, dove arte e natura si fondono, sono un luogo ideale dove ambientare eventi unici curati nei minimi dettagli.
Il disegno del giardino progettato dal Pollack è originalissimo: è un giardino utile, un giardino che intrattiene l’ospite ed in cui l’ospite si deve perdere. La dimensione virtuale del giardino è l’intero paesaggio circostante con cui il Pollack sa sapientemente rapportare il giardino reale. I disegni originali dell’intero progetto sono conservati nella villa. A causa delle vicende politiche e personali di Pietro Pesenti, il progetto non fu realizzato nella sua interezza. Pietro Pesenti morì giovane lasciando la villa in eredità alla nipote, Marianna Pesenti che sposò il Conte Paolo Agliardi. Questi, negli anni 1830, completò i lavori che erano rimasti incompiuti: la Casa dell’Ortolano, senza la retrostante filanda, il Tempietto del Silenzio e la Limonaia, ma non l’impianto polleckiano del giardino. Dopo il 1875, il Conte Giovanni Battista Agliardi, Senatore del Regno, divenuto proprietario della villa, trasforma l’incompiuto giardino in giardino “all’inglese” con l’uso di molte essenze non autoctone tra le quali si segnalano una famiglia di sequoie giganti di cui la più alta misura 30 metri, con una circonferenza di oltre 6 metri, uno stupendo cedro del Libano con maestose ramificazioni a candelabro ed un bellissimo carpine bianco, essenza autoctona, la cui forma è frutto di una particolare potatura che, probabilmente, il Pollack intendeva usare per una parte dei tremila carpini inizialmente comprati per formare il giardino da lui progettato.
Villa Maccari che ha al suo interno pregevoli affreschi di Vincenzo Bonomini
Le prime notizie dei Moroni di Sombreno si riferiscono ai fratelli Beltramo, Gio. Antonio, Fermo Antonio e Stefano, attestati nel Cinquecento; sono i Moroni più antichi attestati a Sombreno, citati dal curato don Rota nel suo manoscritto degli anni ’50. Egli dice che tale famiglia era in Sombreno sin dal XV secolo ed aveva terre e massari.
Ritroviamo i loro nomi nel cartiglio del cosiddetto affresco Moroni, rinvenuto nel corso dei recenti (2018) restauri del Santuario, e in cui compaiono i nomi dei committenti – Beltrami e Antoni De Moroni da Breno -, accompagnati dalla data del 15 Maggio 1580. Tra il ‘700 e l’800 i Moroni di Sombreno dovettero avere una notevole fortuna come setaioli e come costruttori, ingegneri e architetti, realizzando nel ‘700 un’opera di notevole interesse architettonico: Villa Moroni ora Maccari, che con la sua pianta a U s’inserisce con discrezione nella cortina edilizia della stretta e tortuosa via Bolis – l’asse interno che struttura il nucleo storico -, edificata sull’area di una vecchia cascina.
Oltre alla villa essi possedevano in Sombreno case e una filanda che era annessa alla villa sei settecentesca, poi acquistata insieme alle case dal conte Pietro Pesenti che ne fece la fattoria che sorge accanto a Villa Pesenti-Agliardi.

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