COLZATE

Colzate [kolˈʣaːte] Colgiàt [kolˈʤat] in dialetto bergamasco è un comune di 1 645 abitanti. Situato alla destra orografica del fiume Serio, dista circa 22 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.
Nel VI secolo a.C. nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani.BUn gruppo di questi ultimi si stanziò nella zona posta ai piedi del monte Cavlera, dove ora si trova il centro storico, espandendosi in seguito sulla piana del Rezzo e nella conca dove ora si trova la frazione di Bondo. A suffragare l’origine celtica di quest’ultimo borgo montano è il toponimo, derivante dalla matrice Bond di derivazione prelatina, stante ad indicare un luogo posto in una conca, e riscontrabile in altre località omonime presenti in Provincia di Bergamo (Bondo Petello presso Albino, Bondo di Gromo, di Adrara San Martino e di Ubiale).
La zona del Cavlera fu al centro di un notevole sviluppo grazie all’attività estrattiva del ferro, concentrata nella vicina val del Riso. Questa permise la nascita e lo sviluppo del nucleo di Barbata, prima luogo di passaggio di schiavi (i cosiddetti Damnati ad metallam) e poi luogo per la residenza degli stessi.
Poi Longobardi, Franchi coi monaci di Tours, poi i valvassori del vescovado di Bergamo e le scorribande guerresche succedutesi in tutta la Val Seriana fino a che i commerci si spinsero anche oltre confine, così come testimoniato dal fatto che alcuni nuclei di commercianti di Colzate entrarono in contatto con degli irlandesi, venendo per questo chiamati Ibernini (da Iberna, antico nome dell’Irlanda), il cui cognome fu poi fissato in Bernini. Essi importarono inoltre il culto di san Patrizio, tanto da fondare una chiesa a lui dedicata in località Gromi, a monte dell’abitato, sulle pendici del monte Cavlera.
Nel 1827 venne definitivamente sciolta la Confederazione de Honio, con Colzate che acquisì formalmente il possesso di tutte le terre collinari e montuose ricoperte dai boschi a Nord dell’abitato. Nella seconda parte del XIX secolo, contestualmente all’Unità d’Italia, si verificò uno sviluppo dell’industria, con numerose realtà che si insediarono e radicarono sul territorio. Un ulteriore impulso venne dall’apertura della Ferrovia della Valle Seriana, che dal 1884 permise il collegamento di merci e passeggeri da Bergamo a Clusone.
La prima struttura del santuario di S. Patrizio risale al XIII secolo, epoca in cui venne costruito il sacello, piccolo edificio di culto tuttora esistente, con l’altare rivolto ad oriente e le pareti interne ed esterne adornate da affreschi cinquecenteschi, tra cui una Natività ed una Crocifissione, restaurati al termine del XX secolo.
Attiguo ad esso, collegato tramite un ampio porticato, nel secolo successivo venne edificato un altro oratorio che tra il XVI ed il XVII secolo venne ampliato notevolmente tanto da essere poi identificato come chiesa grande. Questa struttura custodisce opere di rilievo, tra cui il ciclo pittorico di Paolo Cavagna posto nel presbiterio, la tela d’altare di Enea Salmeggia, la statua in legno di san Patrizio eseguita da Giovan Battista Caniana, gli affreschi sulla volta del Santuario, opera di Francesco Capella, quelli secenteschi raffiguranti episodi degli Apostoli e quelli cinquecenteschi che descrivono la vita di san Patrizio, posti sulle pareti laterali opera di Jacopino Scipioni datati 1514
Tra gli edifici sacri si segnala la chiesa parrocchiale, dedicata a san Maurizio, risalente al periodo medievale, all’interno sono custodite pregevoli opere d’arte, quali una Pietà (chiamata “La Madunina” dalla popolazione) attribuita ad Andrea Fantoni, numerosi affreschi cinquecenteschi, un “Battesimo di Gesù”, opera di Giovan Battista Paganessi, ed un altare intagliato dal Guidotti.
Molto interessante per la valenza storica e culturale è il “sentiero di Honio” che, recentemente ristrutturato grazie anche a fondi messi a disposizione dalla Comunità Europea, con fondo agevole parte dall’abitato per inerpicarsi sulle pendici del monte Cavlera, toccando le località di san Patrizio, Piani di Rezzo, Bondo, Unì, Baite Oretel fino ad arrivare alla cima Tisa.
Da queste zone è possibile compiere percorsi in quota, tra i quali quello che da Barbata porta al bivacco della Plana, in territorio di Oneta, passando per il Roccolo Squazzolino, oppure quello contrassegnato dal segnavia del CAI numero 530, da Cavlera a Dasla, fino a raggiungere il passo di Bliben, il monte Segredont ed il bivacco Testa, posti nella parte più alta del territorio comunale colzatese, da cui è possibile raggiungere la vetta del monte Alben.
A Bondo c’è L’agriturismo Cascina del Colle ma i ristoranti in zona non mancano
Infine sulla strada che sale verso la frazione di Bondo, presso una cava dismessa, a partire dal 2002 è stata allestita una palestra per l’arrampicata, utilizzata dagli appassionati di questa disciplina.

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