RANZANICO

Ranzanico [ɾanʣaˈniːko] Ransanìch o Ranzanìch [ɾanzaˈnik] in dialetto bergamasco è un comune di 1226 abitanti
Il paese di Ranzanico è posto alle pendici del Monte Quaranta, toponimo ormai dimenticato, ma rimasto nel linguaggio parlato con il solo termine “Mut” (Monte); il versante presenta tre vette principali: il Monte Plér 1.051 m s.l.m., il Monte Pizzetto, 1.208 m s.l.m. ed il Monte Sparavera, posto a 1.369 m s.l.m. La parte superiore ai 950 m s.l.m. è caratterizzata da dolci colli e da depressioni di origine carsica (doline); la fascia sottostante, che giunge a ridosso del terrazzo morfologico, è rappresentata da un declivio con pendenza accentuata, ricoperto da boschi di latifoglie, che si sviluppano su detriti di roccia calcarea. Il terrazzo e la parte che digrada verso il lago, è caratterizzata, invece, da pendenze più dolci che ne hanno consentito la coltivazione, grazie anche alla lavorazione del versante in caratteristici terrazzamenti.
Risale al XIV secolo la costruzione della torre in pietra che sovrasta l’attuale piazza del paese e che, probabilmente, servì al controllo dei traffici sull’antica via di comunicazione che, da Bergamo (Via Bianzana) conduceva a Bianzano (passando sulla sponda orografica sinistra della bassa Valle Seriana e della Valle Rossa) e da qui continuava attraversando Ranzanico ed Endine Gaiano, per arrivare sino a Sovere, nella Valle Borlezza e alla successiva Valle Camonica. La Torre fu costruita dalla nobile famiglia dei Fabii e, per questo, fu chiamata Turrim de Fabiis, la Torre dei Fabii; nel 1520 la famiglia risulta proprietaria di una “casa cortivata, turrita, cilterata, porticata e ricoperta di piode” (Casa dotata di corte, torre, silter – stanza con soffitto a volta, utilizzata per stagionare prodotti agricoli come salumi e formaggi – portico e ricoperta di pietre.
La chiesa parrocchiale, eretta nel 1476 ma riedificata nel 1786, è dedicata a santa Maria Assunta e presenta quadri di Palma il Giovane, di Enea Salmeggia, di Antonio Cifrondi e Vincenzo Angelo Orelli.
Risale, invece, alla seconda metà del XV secolo la costruzione dell’oratorio di San Bernardino.. La sua edificazione fu finanziata da una ricca famiglia del paese, i Gardoni, che, in Ranzanico, possedevano molte proprietà. È documentato che il monaco senese fece visita ai paesi di Gandino e di Lovere ed è perciò molto probabile che, per raggiungere i due paesi, transitò anche per Ranzanico. Ciò spiegherebbe la fervida devozione che gli abitanti hanno per questo santo.
La chiesa parrocchiale, eretta nel 1476 ma riedificata nel 1786, è dedicata a santa Maria Assunta e presenta quadri di Palma il Giovane, di Enea Salmeggia, di Antonio Cifrondi e Vincenzo Angelo Orelli.
I Ranzanicesi vengono definiti come Gosatì o Patatì, a ricordo della malattia chiamata localmente gozzo e frequente negli abitanti dei paesi di montagna, come dimostrato dai tipici burattini bergamaschi “Il Giupì” e “La Margì”. A volte, gli abitanti vengono chiamati anche “i Calivrù de Ransaních”, (i calabroni di Ranzanico) a indicare un temperamento tutt’altro che docile.
“L’acqua de Ransaních la ta fà mör de sít” (L’acqua di Ranzanico ti fa morire di sete) Lo dicevano nelle calde estati dei tempi passati i contadini di Gaverina Terme e di Casazza, che vedevano arrivare dalla Valle Camonica i tanto attesi temporali rinfrescanti, ma che purtroppo, puntualmente, concludevano il loro beneficio proprio a Ranzanico, lasciandoli letteralmente “a bocca asciutta”.
È curioso sapere che nel libro di Carlo Traini “Leggende Bergamasche”, oltre alla leggenda del pane nero, viene indicato che “il fatto (la pestilenza) avvenne quando il paese era più popolato e si estendeva fino a comprendere nell’abitato anche la chiesetta di San Bernardino e la cappella di San Fermo, poste rispettivamente a 500 e 800 metri di distanza dal centro”.
Il centro storico, “ol Volt” (l’alto) è situato a mezza costa su un terrazzo morfologico formatosi per il passaggio del ghiacciaio dell’Adamello durante le diverse fasi di glaciazione, ad una quota superiore ai 500 m s.l.m. mentre “ol Bass” (il basso) si sviluppa lungo la costa del lago di Endine ed è formato da due principali nuclei abitativi: quello della Madrera, costruito sul sedime di un conoide originatosi da una frana che ha coinvolto il centro del terrazzo morenico e quello del Dosso, ora Villaggio Angela Maria, posto sul conoide creato dai detriti provenienti, principalmente, dalla Valle Spineda.
L’interazione tra le differenti componenti climatiche e geologiche, connesse alle millenarie attività antropiche ha portato il territorio di Ranzanico a dotarsi di una diversità paesaggistica davvero invidiabile, garantendo, nel contempo, un elevato grado di biodiversità. Dal basso verso l’alto si annoverano: l’ambiente lacustre, il canneto, residui di boschi igrofili (pioppo bianco e salice), i prati da fienagione, boschi termofili (carpino nero, orniello, roverella e, a quote più elevate, sorbo montano, faggio, acero di monte e frassino maggiore), i macereti, le rupi, i pascoli e le praterie seminaturali.
Fino a pochi decenni or sono, il territorio posto nei pressi degli abitati era caratterizzato da campi coltivati a vite, frutta (soprattutto pesche) e cereali (mais, frumento, orzo), ma, ora, a seguito dell’abbandono e dell’incuria dell’uomo, i terreni un tempo curati stanno subento un lento e inesorabile processo di ricolonizzazione adoperato da specie vegetali quali rovo, clematide, rosa canina, nocciolo, che porteranno ad un successivo imboschimento.
Il paese negli ultimi anni ha conosciuto un notevole sviluppo turistico-residenziale, soprattutto verso il fondo valle, sacrificando gli antichi terrazzamenti produttivi, che caratterizzavano i suoi declivi.

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